L’asfalto grigio era schiacciato da mille ruote nere e bagnato da milioni di gocce trasparenti. Le narici aperte sull’asfalto cercavano di non inspirare l’odore dei ricordi.
Basta una frazione di secondo. Basta l’infinitesima parte di un alito d’aria che trascina un profumo. Un lezzo. E si spalanca un baratro colmo di sensazioni. Di espressioni. Di colori. Di figure.
Come in un provino di un film: spezzoni di immagini e suoni. Molto meglio però, o peggio, di un film…perché se ne sente l’odore.
La donna camminava veloce cercando di scappare ai suoi pensieri. Il rumore dei tacchi sull’asfalto cadenzavano il suo ritmo che inconsciamente aumentava. Il desiderio inconscio di avanzare. Di arrivare. Come se potesse decidere dove.
Lungo la strada le luci delle automobili ricordavano che era sera. Le luci dei negozi invece confondevano il cielo plumbeo che puntava alla notte.
Avanti…
La prima strada a destra, quella di sempre, era un luna park di gente e di colori: un incidente aveva richiamato gente, luci blu, gialle, uniformi, sirene.
La curiosità mancava.
Avrebbe svoltato alla prossima e poi tagliato per i vicoli fino ad arrivare dove credeva di arrivare.
Qui l’assenza di negozi sembrava ricordare che senza consumismo non c’è vita. La tristezza di una strada di un quartiere dormitorio. Dove tutto si svolge e niente accade.
Il rumore dei tacchi le divenne insopportabile. Unico compagno di strada.
Il terzo vicolo a destra a far da ponte fra due mondi cosi’ diversi: luci e ombre.
Lei ora nel limbo.
L’uomo le si paro’ davanti come quelle figure che escono a scatto dalle scatole del passato e a seconda del film fanno paura o ridere.
Lei stava decidendo se ridere o urlare di paura.
Lui non le diede il tempo di decidere.
Scomparve dietro ad una porta ancor prima di notarla…!
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